L’efficacia d’insegnare il kitesurfing

Insegnare il kitesurfing vuol dire prima di tutto insegnare in sicurezza una tecnica sportiva. Stai attento alla definizione si definisce tecnica sportiva: l’insieme azionale di eventi motori più o meno complessi organizzati nella loro struttura in modo tale da adattare il comportamento dell’individuo alle caratteristiche di:
Gestione dell’attrezzo
Materiale usato
Ambiente
Regole comportamentali e sicurezze
Consapevolezza.
Insegnare il kitesurfing tecnica applicabile

Insegnare il kitesurfing tramite la tecnica dovrebbe essere un obbligo per tutti senza prevaricare i tempi, ma come? Questo potrebbe avvenire con due metodi ben collaudati nella formazione professionale: globale e analitico.
Metodo globale.
È applicabile quando le difficoltà coordinative non sono articolate. Ovvero quando il soggetto non mostra impedimenti motori e di conseguenza non necessita di specifiche attenzioni coordinative. Questo va valutato con attenzione all’inizio di un percorso formativo di qualsiasi livello. Insegnare il kitesurfing vuol dire prima di ogni cosa saper osservare ed essere preparati a farlo.
Non si può trattare tutti nello stesso modo e con gli stessi cliché. Ci sono persone più coordinate di altre più attente di altre e questo va valutato nei primi momenti di un corso. Chi dopo poche ore è già in grado ad esempio di navigare non è un merito del suo istruttore ma delle sue capacità coordinative e mentali superiori ad altri.
È proprio con questi allievi che il programma tecnico didattico “DEVE” essere diverso e con una maggiore attenzione all’equilibrio mentale del soggetto. Non bisognerebbe mai dimenticare che la sicurezza e la sua gestione e previsione deve essere il primo obiettivo.
Metodo analitico.

Cosa significa questo nel kitesurfing? Prevede la scomposizione del gesto in più frammenti o parti. Se parliamo di gestione del kite non si puó limitare il tutto sul semplice movimento alternato sulla barra destro e sinistro. La barra varia il suo comando e la sua intensità al comando in base a tutti quei micro movimenti che vengono esercitati sia verso il basso che verso l’alto. Quando la barra viene spostata anche di pochi centimetri verso il basso o verso l’alto il comando cambia e la risposta dell’aquilone pure. Insegnare il kitesurfing vuol dire far “capire prima” e solo dopo “far fare”.
La coordinazione in questo importante primo passo è basilare e deve essere valutato e affrontato con attenzione per dare una linea coerente ed efficace al movimento.
Questo metodo si rende necessario quando non è possibile rallentare il ritmo esecutivo. Ad esempio il movimento della vela con poco vento. Non posso rallentare tale movimento e quindi devo andare a lavorare sulla tecnica della maggiore efficacia possibile. Il metodo analitico adattato in questa situazione tecnica stimola nel soggetto una sua crescente autonomia che gli permette di scoprire proprie soluzioni tecnico motorie diverse e sempre più efficaci. Sai perché tendi ad usare vele grosse quando potresti navigare tranquillamente con misure più piccole? È semplice ti manca tutta questa parte tecnico didattica fondamentale per crescere in un futuro.
Ogni fase dell’insegnamento analitico è specifico per un preciso obiettivo. Non si può pensare d’insegnare il kitesurfing con più movimenti nello stesso tempo se non viene individuato in una scala di valori il movimento tecnico di base da dove poi si innescheranno tutti gli altri.
L’allievo deve fare delle pause e confrontarsi con l’istruttore per potergli trasferire le proprie sensazioni ed emozioni. Bisogna capire ed analizzare se queste emozioni o sensazioni provengono da uno stato di serenità o da uno stato di agitazione disagio o paura.
Insegnare il kitesurfing apprendimento ed allenamento tecnico
L’apprendimento tecnico per insegnare il kitesurfing può essere diviso in tre fasi:
Prima fase.

Acquisizione della tecnica e apprendimento delle sequenze motorie secondo una logica biomeccanica adeguata allo scopo. Pensare di voler insegnare una semplice manovra come un back roll senza aver acquisito una tecnica adeguata utilizzando delle sequenze motorie logiche non porta da nessuna parte e ritengo sia pura follia. Considera che oltre alla giusta tecnica esecutiva motoria avrai poi bisogno di unirla a quella tecnica di gestione del kite. Tutto questo se non conosciuto porta ai risultati che vedi sulle spiagge specialmente con vento forte. Ma ti sembra normale non saper eseguire un semplice back roll ad una altezza adeguata (4/5/6 metri) dopo alcuni anni che pratichi questo sport? (esame di coscienza)
Seconda fase.
Pratica e allenamento imitativo, attraverso l’avvicinamento al modello teorico. Insegnare il kitesurfing vuol dire sopratutto eliminare dei fattori inibenti che provocano limitazioni. (Paura, insicurezza ecc..) Anche qui abbiamo un percorso formativo di allenamento pratico che deve basarsi sul modello tecnico teorico. È in aula che si forma il modello ideale con tecnica e capacità didattiche specifiche.
Lo scopo deve essere l’avvicinamento alla giusta tecnica e di conseguenza all’obiettivo prefissato il quale deve essere ripulito da tutti quei fattori inibenti che possono provocare limitazioni importanti allo scopo. Paure, e insicurezze sai bene che sono i muri che devono essere abbattuti il prima possibile nel kitesurf per non farli diventare nel tempo invalicabili.
Tu sai molto bene di cosa sto parlando, perché ci convivi ogni volta che devi uscire dalla tua BASSA soglia di còmfort. Nel kitesurf per poter imparare e avere una crescita costante devi rispettare dei parametri vitali. Mente e sicurezza, tecnica di gestione e sicurezza, postura e sicurezza ed infine navigazione e sicurezza. Metti in fila questi quattro parametri e non avrai più dei limiti in questo sport.
TERZA FASE.
Pratica e allenamento delle applicazioni, ovvero organizzazione ed esecuzione degli schemi motori, dapprima meccanizzati variandone le condizioni. Ogni movimento deve essere acquisito meccanicamente ed eseguito in vari modi e situazioni variandone difficolta ed eventi. . Nell’insegnare il kitesurfing non può esistere crescita se non esercitiamo una memoria meccanizzata e motoria.
Il metodo di Hirtz

Il metodo di Hirtz è ben conosciuto da chi ama e vive nella ricerca della tecnica nello sport. Questo metodo si basa su alcuni principi ben precisi e chiari:
Utilizzare tutti i sistemi che costringono a variare l’esecuzione dei movimenti. insegnare il kitesurfing con questa visone sarebbe la panacea visto tutta la variabilità tecnica che esiste in questo sport. Considera solo quanto cambia il controllo dell’aquilone quando vari la misura e le condizioni meteo marine.
Utilizzare tutti i sistemi che si basano sulla variazione delle condizioni di esercitazione. Nel kitesurf altro aspetto fondamentale. Esempio, NESSUNO e ti ripeto nessuno in fase di formazione con lo stesso vento ti cambia volutamente l’aquilone per obbligarti a variare la tecnica di gestione.
Insegnare il kitesurfing vuol dire anche adottare esercitazioni in condizioni diverse, ovvero far lavorare l’allievo o atleta con metodi diversi in condizioni diverse. Perché insegnare o allenare sempre con la giusta attrezzatura e non variarla per capire cosa è meglio fare?
Introdurre esercizi o allenamenti particolari e più complessi che stimolino il livello delle capacita tecniche e coordinative più di quanto non possa avvenire nella realtà competitiva e non.
Insegnare il kitesurfing valutazione della tecnica

Quando si deve valutare la tecnica nello sport concentrandoci sulla biomeccanica dobbiamo capire che può avvenire in diverse fasi e potrebbe mutare in base ad alcune variabili che sono:
- Livello di valutazione e conoscenza di ciò che si osserva.
- Esperienza di ciò che si osserva
- Posizione in cui si osserva. L’angolazione che si sceglie nell’osservare un gesto tecnico è molto importante.
- Le condizioni ambientali dove viene svolto l’esercizio o allenamento.
- Lo stato emotivo e di concentrazione di chi osserva
- Livello di conoscenza e precisione del modello teorico/didattico di riferimento
L’allenamento tecnico o l’insegnamento è in grado di apportare non pochi vantaggi all’apprendimento e capacità dell’allievo. Più precisamente una migliore consapevolezza tecnica sportiva, determinerà una crescita (soggettiva) di:
- Equilibrio (parlando del kitesurfing questo è un aspetto molto importante visto gli elementi mutevoli con cui si ha a che fare (mare e vento)
- Capacità di differenziazione (l’abilità di affrontare condizioni diverse con attrezzature diverse)
- Combinazione e accoppiamento dei movimenti (qui siamo nel pieno problema di chi pratica il kitesurfing, non avere il controllo di movimenti e accoppiamenti combinati tra loro)
- Modulare forza e velocità (altro aspetto molto importante nel kitesurfing, dove la forza conta veramente poco e la velocità ha una sua rilevante importanza tecnica in vari fasi).
- Memorizzazione motoria. (Se non alleniamo con esercizi specifici la memoria motoria sarà molto complicato riuscire a migliorare le proprie performance)
CONCLUSIONE

Insegnare il kitesurfing e la sua tecnica come nello sport non è una cosa semplice che si può imparare dall’oggi al domani. Se a te interessa imparare uno sport tanto per farlo, per passare un po’ di tempo in compagnia di amici senza grandi pretese, un qualsiasi istruttore più o meno bravo può aiutarti nel tuo intento, tenendo sempre presente la cosa più importante in cui dovresti essere il campione del mondo “LA TUA INDIPENDENZA TOTALE CHE VUOL DIRE SICUREZZA E VITA”. Se invece cerchi dallo sport soddisfazioni di livello diverso (non parlo di professionismo) avrai bisogno di ben altro.
Chi vuole insegnare il kitesurfing e comunque sport e vita, deve essere un esempio di integrità fisica e morale. Per scoprire questo basta guardarlo nel privato, nelle sue pagine social che alle volte ci raccontano più di quello che realmente vogliono raccontarci. Come puoi fidarti di chi parla di sicurezza e poi lui stesso non ne fa uso? Ti potresti mai fidare di un dietologo che pesa 100 kg? Ti potresti fidare di un istruttore di moto senza casco? Ti potresti fidare di un educatore con un lessico inappropriato e poco rispettoso?…E allora perché continui a fidarti di chi non è capace di dare il buon esempio?
Sappi che se non te ne fossi accorto, il kitesurf è proprio cosi “L’IPOCRISIA REGNA SOVRANA” nella maggiore parte di chi dovrebbe invece essere un esempio di serietà e verità.
Penso che le risposte siano abbastanza scontate, ma allora ti ripeto perché continui a fidarti di persone e istruttori che non hanno un’immagine consona, coerente e giusta in ciò che fanno?
Se vuoi crescere e toglierti delle tue soddisfazioni personali non basta un istruttore e questo te ne accorgi anche da solo, ti serve chi conosce tutto ciò che hai letto e sa come trasferirtelo. Insegnare sport è una missione del cuore e niente altro. Non si può pensare d’insegnare a tempo perso, o tanto per fare, o perché ti dicono che lavorare con i piedi in spiaggia è tutta un’altra cosa, o perché ti spacciano questo grande impegno verso il prossimo come se fosse una cosa semplice e alla portata di tutti.
Per insegnare c’è bisogno di molte cose non facili da avere e ottenere. Competenza, entusiasmo, empatia, capacità di collaborazione, pazienza, lungimiranza, equilibrio, saper spiegare bene, saper gestire uno o più allievi, saper coinvolgere gli allievi, motivare con equilibrio, creare un clima sereno, lavorare allo sviluppo continuo della qualità, essere giusto, onesto, rispettoso, coerente, forte, preparato mentalmente e fisicamente, comprensivo, gentile, serio, misurato, umile ma determinato, saper ascoltare, buono ma deciso anche a costo di ferire il tuo orgoglio.
Chi insegna deve essere preparato, non solo sulla sua specifica materia o specialità, ma anche su tutto quello che riguarda qualsiasi problematica o preparazione necessaria allo scopo. Mai sentirsi arrivati, cercare di crescere con la formazione e continua ricerca. Tutte queste innumerevoli caratteristiche e doti devono essere già dentro al proprio “io” nella propria coscienza, per poi consolidarle e svilupparle nel tempo con l’esperienza e la continua ricerca formativa.
Leggi anche:“l’organizzazione e il segreto di un movimento motorio nel kitesurf”
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